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Pillole d'arte

SALVATORE FIUME - LE ISOLE DI PIETRA

Le isole di pietra si Salvatore Fiume sono quanto, della sua ricca produzione, mi ha sempre colpita maggiormente. Forse meno conosciute al grande pubblico, rappresentano tuttavia un suggestivo incontro con il volto meno noto dell’autore, quello affascinato dagli influssi del simbolismo e dal senso del mistero.

In esse si percepisce un clima di sospensione metafisica che in genere non caratterizza la pittura dell’artista, più incline ad una spinta espressionista e ad un vitalismo carico di vivacità coloristica.

Le isole rivelano luoghi arcani, surreali, solenni, fissi nella loro immobilità tanto quanto l’altro suo universo, quello per esempio delle “odalische”,   è sensuale e pulsante di vita. Raccontano un mondo immoto, deserto, quasi totemico e monumentale.  Vi campeggiano figure stilizzate  le quali ricordano sculture primitive in pietra, in una tensione che non dimentica  la misura di una severa ricerca plastica, coloristica e materica. Le tinte  sono infatti meno squillanti, più contenute all’interno di un  voluto minimalismo cromatico che rammenta  quello di certo Sironi o di Campigli, nonostante non manchino quasi mai i rossi accesi tanto amati da Fiume. Il racconto pittorico si dipana attraverso un ritmo interno che non abbandona  l’equilibrio descrittivo, rimanendo concluso in una rappresentazione che rifugge ogni leziosità a favore di una composizione disciplinata in cui la struttura disegnativa ed  i rapporti di spazio-colore-luce aspirano al rigore. 

In queste isole senza “hic et nunc”  pare che la vita si fermi in una pausa cadenzata, in uno spazio allusivo che ha una matrice indubbiamente letteraria e mitologica, in grado di accompagnare  lo spettatore all’interno di una dimensione  intrisa di fantasia, ma – soprattutto -  di sacralità e religiosità. Una religiosità primordiale, capace di celebrare l’ incontaminata bellezza di un mondo antico che serba in sé il fascino del remoto e del mistero.

 

CRISTINA PALMIERI

 

GASTONE NOVELLI

Sono giorni di troppe parole. La stanchezza generata dalle ridondanze di un’esistenza in cui tutto diventa un’inutile compulsione verso l’eccesso  mi induce a desiderare un momento di vuoto liberatorio, di silenzio riposante.  Fra le mie carte trovo questa immagine di un’opera di Novelli. Recupero la distensione  nella levità di una  pittura che pare una sorta di danza aggraziata del segno sulla dinamica pulsante degli spazi bianchi. Un  segno che diviene libertà assoluta, sciogliendosi in un racconto il quale nega l’esigenza di una razionalità a favore di un surrealismo in cui i segreti dell’anima non sono mai svelati del tutto, ma solo accennati; quasi si volesse osare l’affabulazione senza mai giungere alla soglia del “detto”. Questo artista rimane un pittore lirico, segreto, che ama evocare i meandri psichici più reconditi attraverso una propria tematica di simboli, senza necessità di eccessi. Mi pare di essere di fronte ad un mondo sospeso, quasi liquido, un universo di appunti senza un divenire temporale. Le cromie giocate sui colori chiari, in cui prevalgono i bianchi,  le scale di grigi,  tinte leggere e quasi silenti, a creare una luce evanescente, trascendente, accompagnano il ritmo di un segno-gesto che spesso diventa puramente calligrafico, contenuto in spazi che sembrano ritagli esistenziali a sé stanti e conclusi, pur in un labirinto psichico in cui – lo sappiamo - nulla può essere risolto.  La continuità della ricerca è al di là, oltre questi margini. L’infinito degli spazi diafani rimane la presenza che ci libera dal momento per accompagnarci verso una estrosa metafisica di pace nelle leggerezza degli spazi interiori.

 

CRISTINA PALMIERI

GIUSEPPE SANTOMASO - "L'ESSENZA ESSENZIALE"

Artista di origini veneziane, è uno dei  maitres-à-penser del gruppo dei promotori della “Nuova secessione artistica italiana”, nota come  “Fronte nuovo delle arti”.

Tralasciando una puntuale trattazione biografica, che qui non ci preme, evidenziamo come sia  nella seconda metà degli anni Cinquanta che l’artista - dopo esperienze inizialmente legate alla lezione delle avanguardie storiche, dal cubismo al post-impressionismo -  si affrancherà completamente dal riferimento al reale, preferendo una pittura in cui la struttura formale si dissolve in un un intenso lirismo, laddove  le variazioni coloristiche e segniche echeggiano di ritmi che si placano in leggere vibrazioni. Pur  influenzato dall’informale europeo e da certo espressionismo americano, nelle sue  opere il linguaggio gestuale non si racconta mai attraverso l’automatismo compulsivo e la drammaticità. 

Nella seconda metà degli anni Settanta Santomaso giunge ad elaborare una peculiare semantica, attraverso una pacata ricerca di armonia tra equilibrate forme geometriche, ridotte ad un’essenzialità espressiva che, ancor più di un tempo,  si attua in quella sua tipica euritmia tra forme e colori, in una raffinatezza compositiva che regala una visione quasi sacrale della pittura.  Sembra che l’autore persegua una sorta di distacco dall’emozione, per affermare con convinzione la necessità di un ordine premeditato.   Anche le fratture ed interruzioni fra le superfici delle forme non rappresentano, perciò, un’attestazione di incrinatura od un emendamento della simmetria;  consegnano altresì all’unità dell’opera una proporzione calibrata degli elementi costitutivi, costruita sull’indagine di una composizione in cui tutto è ridotto all’essenzialità. Non vi è margine per ridondanze o eccessi, che comunque non hanno mai caratterizzato la personalità del nostro, neppure negli anni in cui  la sua gestualità è più eloquente.

L’opzione è piuttosto per la risolutezza  nell’ affermare una purezza estetica che conduca ad un’astrazione bilanciata su un’architettura formale la quale si prefigge    minimalismo e sobrietà  espressivi. Sulla superficie dell’opera vi è un  attimo il quale diviene il kairós, il momento opportuno in cui poter ponderare – “dentro e fuori la coscienza” (come afferma egli stesso) – la risonanza perfetta tra gli elementi compositivi. Al di fuori di esso non è più opportuno aggiungere o sottrarre alcunché: un colore, una linea, un piccolo punto. Le linee e le forme assumono le loro proporzioni, la luce pare quella dell’ora indovinata, tutto è perfetto incastro come nei superbi mosaici della sua città d’origine. L’ordine è compiuto, in un’etica dell’arte che dovrebbe riflettere la perfezione agognata dell’umano esistere.

 

CRISTINA PALMIERI

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ADDIO AD ENRICO CASTELLANI. L’ERMETICO PENSATORE

Castellani, scomparso pochi giorni fa all’età di 87 anni, è uno di quegli artisti, appartenenti alla generazione degli anni Trenta (Rovigo, 1930), che ha contrassegnato profondamente le linee dell’arte italiana del secondo Novecento. Ha infatti contribuito all’affermazione di una sintassi volta al superamento dell’ idea tradizionale di pittura, per attestare invece la necessità di considerare la superficie pittorica come spazio puramente concettuale.

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI 

SOTTO IL SELCIATO C’È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 8 DICEMBRE 2017

GIONATAN ALPINI - "LA RUBRICA PIU' LETTA DELLA SETTIMANA. QUANDO L'ARTE E' RICERCA"

L’ artista dovrebbe pagare per esporre, per pubblicare, per recensire il proprio operato creativo?

Nel momento presente, l’arte visiva (insieme alle altre arti come musica o teatro) fa parte dell’insieme generalizzato cultura.

La cultura viene trasmessa da divulgatori di varia natura, che la materializzano fissandola come storia rappresentativa del contesto sociale a cui appartiene.

 

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI

SOTTO IL SELCIATO C'È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 1 DICEMBRE 2017

 

REALLY.G SHOW - di GRELO

Ho preparato per Voi un viaggio.

Si parte dalla lettura delle componenti che definiscono un luogo generico, si passa  attraverso la descrizione dell’Appennino bolognese per giungere infine all’architettura di  Santa Maria Assunta.

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI

SOTTO IL SELCIATO C'È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 24 NOVEMBRE 2017

 

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