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Pillole d'arte

MARK ROTHKO

“La pittura è l’arte dei colori e della forme, liberamente concepite, ed è anche atto di volontà e di creazione, ed è un’arte irrazionale, con predomino di fantasia ed immaginazione, cioè poesia.”

                                                        [ Osvaldo Licini, “Lettera aperta al Milione”, 1935]

 

Le parole di Osvaldo Licini, uno dei maggiori esponenti dell’Astrattismo italiano, possono condurci alla comprensione della pittura di Mark Rothko. La produzione più nota dell’artista americano, infatti, si è incentrata sulla ricerca di un’astrazione totalmente interiore e soggettiva, in cui fondamentale ruolo hanno avuto la scoperta della spiritualità espressiva del colore e l’indagine  della possibilità di calibrare, attraverso le modulazioni e variazioni cromatiche, le geometrie compositive e formali dell’opera astratta.

Quando si sceglie la libertà totale come codice comunicativo,  la pittura non può allora che evolversi nei colori, nei rapporti tra il segno e lo spazio, nella materialità. E’ come se l’autore decidesse di proiettare sulla tela, che diviene il palcoscenico dell’ anima, un proprio codice simbolico, il proprio mondo interiore.

L’astrattismo, soprattutto nella sua maggior tradizione europea, ha sempre amato l’ordine, gli armoniosi rapporti della geometria, la chiarezza, la pulizia, le composizioni in cui a predominare possa essere una vigorosa semplicità. Rothko recupera  questi valori, vi si addentra.

La sua pittura, forte soprattutto di marcati contrasti cromatici e di ricerche sui valori spazio-luce, considera la tela come una superficie piana e indeterminata, sulla quale ogni forma è disciolta in puri accordi coloristici proiettati sullo spazio del supporto.

Le tele di Rothko sono inquadrabili come uno sforzo di costruire l’opera a partire dall’accordo di campiture colorate orizzontali, in cui il colore è generalmente steso in modo piatto, puro, asettico. Il suo colore è così campito entro i limiti di fasce rettangolari, in una pittura totalmente aprospettica, in cui lo spazio è creato -  a partire da un tono dominante, un colore più scuro ma comunque intenso e pieno di luce -  nell’ordinata sequenza di queste bande colorate, talvolta severe e quasi monocordi, più spesso squillanti e vivaci. L’estrema libertà espressiva che, come detto, è presupposto del concetto dell’astrazione sembra quasi negarsi nella costante ricerca di armonia alla quale si richiama, come se l’essenza schematica delle sue composizioni, nonché l’ approfondimento degli accordi tra i colori, agissero il lui come costante ritorno all’ordine, come necessità di trovare una coincidenza tra realtà visiva (con le proprie leggi) e realtà spirituale.

In realtà, ad un’attenta osservazione, non sfugge che le campiture di colore sopra menzionate non vengano mai dipinte in modo netto entro limiti ben delimitati. Il colore è spesso sfumato. Quasi che l’autore volesse instillare il dubbio che non possa esistere un confine preciso fra gli elementi della realtà, qualsiasi essa sia. E’ necessario un confronto, un dialogo che non appiattisca tutto all’interno di un’uniformità precostituita e rigida. La rigidità, soprattutto di pensiero, non può che condurre all’aberrazione, quale quelle di cui il secondo conflitto mondiale si è fatto promotore.

 

CRISTINA PALMIERI

 

 

 

SALVATORE FIUME - LE ISOLE DI PIETRA

Le isole di pietra si Salvatore Fiume sono quanto, della sua ricca produzione, mi ha sempre colpita maggiormente. Forse meno conosciute al grande pubblico, rappresentano tuttavia un suggestivo incontro con il volto meno noto dell’autore, quello affascinato dagli influssi del simbolismo e dal senso del mistero.

In esse si percepisce un clima di sospensione metafisica che in genere non caratterizza la pittura dell’artista, più incline ad una spinta espressionista e ad un vitalismo carico di vivacità coloristica.

Le isole rivelano luoghi arcani, surreali, solenni, fissi nella loro immobilità tanto quanto l’altro suo universo, quello per esempio delle “odalische”,   è sensuale e pulsante di vita. Raccontano un mondo immoto, deserto, quasi totemico e monumentale.  Vi campeggiano figure stilizzate  le quali ricordano sculture primitive in pietra, in una tensione che non dimentica  la misura di una severa ricerca plastica, coloristica e materica. Le tinte  sono infatti meno squillanti, più contenute all’interno di un  voluto minimalismo cromatico che rammenta  quello di certo Sironi o di Campigli, nonostante non manchino quasi mai i rossi accesi tanto amati da Fiume. Il racconto pittorico si dipana attraverso un ritmo interno che non abbandona  l’equilibrio descrittivo, rimanendo concluso in una rappresentazione che rifugge ogni leziosità a favore di una composizione disciplinata in cui la struttura disegnativa ed  i rapporti di spazio-colore-luce aspirano al rigore. 

In queste isole senza “hic et nunc”  pare che la vita si fermi in una pausa cadenzata, in uno spazio allusivo che ha una matrice indubbiamente letteraria e mitologica, in grado di accompagnare  lo spettatore all’interno di una dimensione  intrisa di fantasia, ma – soprattutto -  di sacralità e religiosità. Una religiosità primordiale, capace di celebrare l’ incontaminata bellezza di un mondo antico che serba in sé il fascino del remoto e del mistero.

 

CRISTINA PALMIERI

 

GASTONE NOVELLI

Sono giorni di troppe parole. La stanchezza generata dalle ridondanze di un’esistenza in cui tutto diventa un’inutile compulsione verso l’eccesso  mi induce a desiderare un momento di vuoto liberatorio, di silenzio riposante.  Fra le mie carte trovo questa immagine di un’opera di Novelli. Recupero la distensione  nella levità di una  pittura che pare una sorta di danza aggraziata del segno sulla dinamica pulsante degli spazi bianchi. Un  segno che diviene libertà assoluta, sciogliendosi in un racconto il quale nega l’esigenza di una razionalità a favore di un surrealismo in cui i segreti dell’anima non sono mai svelati del tutto, ma solo accennati; quasi si volesse osare l’affabulazione senza mai giungere alla soglia del “detto”. Questo artista rimane un pittore lirico, segreto, che ama evocare i meandri psichici più reconditi attraverso una propria tematica di simboli, senza necessità di eccessi. Mi pare di essere di fronte ad un mondo sospeso, quasi liquido, un universo di appunti senza un divenire temporale. Le cromie giocate sui colori chiari, in cui prevalgono i bianchi,  le scale di grigi,  tinte leggere e quasi silenti, a creare una luce evanescente, trascendente, accompagnano il ritmo di un segno-gesto che spesso diventa puramente calligrafico, contenuto in spazi che sembrano ritagli esistenziali a sé stanti e conclusi, pur in un labirinto psichico in cui – lo sappiamo - nulla può essere risolto.  La continuità della ricerca è al di là, oltre questi margini. L’infinito degli spazi diafani rimane la presenza che ci libera dal momento per accompagnarci verso una estrosa metafisica di pace nelle leggerezza degli spazi interiori.

 

CRISTINA PALMIERI

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI

SOTTO IL SELCIATO C’È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 23 FEBBRAIO 2018

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI

SOTTO IL SELCIATO C’È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 16 FEBBRAIO 2018

I VIAGGI DI FULLIVER - "MONTREAL E QUEBEC. IL CANADA FRANCOFONO"

Il Canada orientale, il lato affacciato sull’ oceano atlantico, può considerarsi la Francia sul suolo americano. Qui troviamo infatti cultura, usi e costumi della vecchia Europa,  in un contesto naturalistico vergine che lascia  basiti per la grande bellezza che serba in sé.

Ero un poco restio ad affrontare questa esperienza. Da anni ormai ci concentravamo sugli Stati Uniti nello scegliere le nostre mete; avrei perciò preferito programmare un viaggio diverso, magari di un  po' più avventuroso. Poi mi convinsi  e lo vissi  con inaspettato entusiasmo e grande soddisfazione.

REALLY.G SHOW - di GRELO

<<Tale è il proemio d’una curiosa storia, che avevamo animosamente impresa a trascrivere da un dilavato autografo del secolo decimo settimo, ad intento di pubblicarla.>>  

<<Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato  e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi  chi duri la fatica di leggerla?"... >> 

 

 

VENERDI' in performance" - SOTTO IL SELCIATO C’E’ LA SPIAGGIA

ANGELO PRETOLANI

SOTTO IL SELCIATO C’È LA SPIAGGIA

VENERDI’ 9 FEBBRAIO 2018

LUCIO FONTANA AL PIRELLI HANGAR BICOCCA - "AMBIENTI/ENVIROMENTS"

All’ Hangar Bicocca di Milano, in via Chiese, da settembre è in corso una mostra assolutamente inconsueta dedicata a Lucio Fontana. Visitabile sino al 25 febbraio, l’allestimento propone undici opere misconosciute ai più. Si tratta di nove ambienti e due interventi ambientali che l’artista, maître à penser  del movimento spazialista, progettò tra il 1949 ed il 1968. I più furono distrutti al termine della loro esposizione. Oggi li possiamo vedere ricostruiti grazie al lavoro di ricerca, durato anni, di Marina Pugliese e Barbara Ferriani, le quali si sono servite di diverse fonti, da fotografie trovate nel suo archivio, a lettere, recensioni dell’epoca, testimonianze dirette.

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