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Pillole d'arte

ADDIO A PIERO GILARDI

ADDIO A PIERO GILARDI

 

Ricordo la visita al suo studio, con papà, una ventina d'anni fa. Conoscevo già bene la sua ricerca, ne avevo ben intuito - nell'istintivo amore per le sue opere - la portata rivoluzionaria, non solo sul piano artistico, ma anche ideologico. 

Ma visitare la fucina di un artista è un'esperienza mistica. Non può non cambiarti dentro, nel profondo. 

Mi trovai immersa in una natura "artificiale", tra le sue sculture bizzarre e i suoi "Tappeti-natura", che avevamo appesi anche alle pareti di casa nostra. Gilardi raccontava, spiegava, parlava con papà di quanto fosse distante dal "sistema mercato". Ed io ascoltavo, ma nel medesimo tempo ero rapita da queste sue composizioni in poliuretano pigmentato che riproducevano, reinventandoli, frammenti di natura. Giardini, spiagge, composizioni floreali, nature morte che però nelle sue teche parevano assolutamente vive, tangibili. Un'attitudine trasformativa la sua. Come tutti i grandi maestri del Novecento, pur non rinnegando il riferimento al vero, è in grado assolutamente di trasfigurarlo. Tutto assume - persino la natura - una connotazione ludica, capace di portare oltre la realtà, in una nuova dimensione, che è quella dell'artista. Una dimensione di cui possiamo appropriarci solo attingendo a nostra volta alla nostra capacità astrattiva e al nostro saper riscoprire la fantasia. 

Gilardi ci conduce per mano a recuperare il rapporto ancestrale con la natura, con quell'altro da sé che in realtà è parte assolutamente preziosa del nostro vivere. Il suo pensiero - che è un unicum con la sua arte - non è ideologia tout court. È inno alla vita, invito al rispetto per il pianeta che ci ospita e per la vita, che è energia, colore, immersività nella bellezza più autentica. L'artificio è medium che ha senso solo se riporta al recupero di un senso panico, baudleriano con quel tempio che ci ospita e ci parla per confuse parole fra foreste di simboli. Gilardi si nutre di quei simboli e di quel mistero. Li attraversa e ce li restituisce nuovi. Lo fa senza adagiarsi su alcuna via acclarata, senza appartenere a correnti, sapendo essere solo se stesso e per questo conquistando non solo l'attenzione della critica e del mercato italiano, ma di quelli internazionali. 

Queste mie poche righe, scritte di getto, non vogliono essere una "critica" del grande maestro, ma il giusto tributo al mio ricordo e alla passione che ho per la sua arte. Ci mancherà. 

 

CRISTINA PALMIERI

GIUSEPPE SANTOMASO - "L'ESSENZA ESSENZIALE"

Artista di origini veneziane, è uno dei  maitres-à-penser del gruppo dei promotori della “Nuova secessione artistica italiana”, nota come  “Fronte nuovo delle arti”.

Tralasciando una puntuale trattazione biografica, che qui non ci preme, evidenziamo come sia  nella seconda metà degli anni Cinquanta che l’artista - dopo esperienze inizialmente legate alla lezione delle avanguardie storiche, dal cubismo al post-impressionismo -  si affrancherà completamente dal riferimento al reale, preferendo una pittura in cui la struttura formale si dissolve in un un intenso lirismo, laddove  le variazioni coloristiche e segniche echeggiano ritmi che si placano in leggere vibrazioni. Pur  influenzato dall’informale europeo e da certo espressionismo americano, nelle sue  opere il linguaggio gestuale non si racconta mai attraverso l’automatismo compulsivo e la drammaticità. 

Nella seconda metà degli anni Settanta Santomaso giunge ad elaborare una peculiare semantica, attraverso una pacata ricerca di armonia tra equilibrate forme geometriche, ridotte ad un’essenzialità espressiva che, ancor più di un tempo,  si attua in quella sua tipica euritmia tra forme e colori, in una raffinatezza compositiva che regala una visione quasi sacrale della pittura.  Sembra che l’autore persegua una sorta di distacco dall’emozione, per affermare con convinzione la necessità di un ordine premeditato.   Anche le fratture ed interruzioni fra le superfici delle forme non rappresentano, perciò, un’attestazione di incrinatura od un emendamento della simmetria;  consegnano altresì all’unità dell’opera una proporzione calibrata degli elementi costitutivi, costruita sull’indagine di una composizione in cui tutto è ridotto all’essenzialità. Non vi è margine per ridondanze o eccessi, che comunque non hanno mai caratterizzato la personalità del nostro, neppure negli anni in cui  la sua gestualità è più eloquente.

L’opzione è piuttosto per la risolutezza  nell’ affermare una purezza estetica che conduca ad un’astrazione bilanciata su un’architettura formale la quale si prefigge    minimalismo e sobrietà  espressivi. Sulla superficie dell’opera vi è un  attimo il quale diviene il kairós, il momento opportuno in cui poter ponderare – “dentro e fuori la coscienza” (come afferma egli stesso) – la risonanza perfetta tra gli elementi compositivi. Al di fuori di esso non è più opportuno aggiungere o sottrarre alcunché: un colore, una linea, un piccolo punto. Le linee e le forme assumono le loro proporzioni, la luce pare quella dell’ora indovinata, tutto è perfetto incastro come nei superbi mosaici della sua città d’origine. L’ordine è compiuto, in un’etica dell’arte che dovrebbe riflettere la perfezione agognata dell’umano esistere.

 

CRISTINA PALMIERI

 

 

 

 

 

 

 

 

MARK ROTHKO

“La pittura è l’arte dei colori e della forme, liberamente concepite, ed è anche atto di volontà e di creazione, ed è un’arte irrazionale, con predomino di fantasia ed immaginazione, cioè poesia.”

                                                        [ Osvaldo Licini, “Lettera aperta al Milione”, 1935]

 

Le parole di Osvaldo Licini, uno dei maggiori esponenti dell’Astrattismo italiano, possono condurci alla comprensione della pittura di Mark Rothko. La produzione più nota dell’artista americano, infatti, si è incentrata sulla ricerca di un’astrazione totalmente interiore e soggettiva, in cui fondamentale ruolo hanno avuto la scoperta della spiritualità espressiva del colore e l’indagine  della possibilità di calibrare, attraverso le modulazioni e variazioni cromatiche, le geometrie compositive e formali dell’opera astratta.

Quando si sceglie la libertà totale come codice comunicativo,  la pittura non può allora che evolversi nelle cromie, nei rapporti tra il segno e lo spazio, nella materialità. E’ come se l’autore decidesse di proiettare sulla tela, che diviene il palcoscenico dell’ anima, un proprio codice simbolico, il proprio mondo interiore.

L’astrattismo, soprattutto nella sua maggior tradizione europea, ha sempre amato l’ordine, gli armoniosi rapporti della geometria, la chiarezza, la pulizia, le composizioni in cui a predominare possa essere una vigorosa semplicità. Rothko recupera  questi valori, vi si addentra.

La sua pittura, forte soprattutto di marcati contrasti cromatici e di ricerche sui valori spazio-luce, considera la tela come una superficie piana e indeterminata, sulla quale ogni forma è disciolta in puri accordi coloristici proiettati sullo spazio del supporto.

Le tele di Rothko sono inquadrabili come uno sforzo di costruire l’opera a partire dall’accordo di campiture  orizzontali, in cui il colore è generalmente steso in modo piatto, puro, asettico, entro i limiti di fasce rettangolari, in una pittura totalmente aprospettica, in cui lo spazio è creato -  a partire da un tono dominante, un colore più scuro ma comunque intenso e pieno di luce -  nell’ordinata sequenza di queste bande,  talvolta severe e quasi monocordi, più spesso squillanti e vivaci. L’estrema libertà espressiva che, come detto, è presupposto del concetto dell’astrazione sembra quasi negarsi nella costante ricerca di armonia alla quale si richiama, come se l’essenza schematica delle sue composizioni, nonché l’ approfondimento degli accordi tra le tinte,  agissero il lui come costante ritorno all’ordine, come necessità di trovare una coincidenza tra realtà visiva (con le proprie leggi) e realtà spirituale.

In realtà, ad un’attenta osservazione, non sfugge che le campiture di colore sopra menzionate non vengano mai dipinte in modo netto entro limiti ben delimitati. Il colore è spesso sfumato. Quasi che l’autore volesse instillare il dubbio che non possa esistere un confine preciso fra gli elementi della realtà, qualsiasi essa sia. E’ necessario un confronto, un dialogo che non appiattisca tutto all’interno di un’uniformità precostituita e rigida. La rigidità, soprattutto di pensiero, non può che condurre all’aberrazione, quale quelle di cui il secondo conflitto mondiale si è fatto promotore.

 

CRISTINA PALMIERI

 

 

 

LUCA ZEN - "DA TERRE FERITE NUOVI LUOGHI DI CULTO"

La Chiesa di San Paolo a Foligno, progettata da Massimiliano e Doriana Fuksas, è stata costruita in seguito al terremoto che devasta la città umbra nel 1997, così come l’ho percepita prima attraverso le fotografie e le considerazioni tra colleghi, poi con il confronto personale con la chiesa stessa.

Il riscontro fotografico a cui mi ero rivolto inizialmente mi proponeva un’architettura che poteva sembrare chiusa in sé stessa senza una relazione positiva con l’intorno.

L’interno rivelato dalle fotografie, presentava un invaso sospeso sull’assemblea e un perimetro di muri chiusi dove a nord era ricavato il presbiterio con l’altare e l’ambone prospicienti l’assemblea liturgica.

MAURO VETTORE PRESENTA "STRENGHT AND FRAGILITY" - RHO - VILLA BURBA

Nella giornata di sabato 8 ottobre 2022, alle ore 17:00,  presso Villa Burba di  Rho (Corso Europa, 291), nello splendido contesto della “Sala delle Colonne” e dell’adiacente “Sala del Filatoio”, verrà inaugurata la mostra “Strenght and Fragility”, dell’artista Mauro Vettore, la quale sarà visitabile sino a domenica 23 ottobre.

Organizzata dall’Associazione culturale “GPC Arte” in collaborazione con l’ “Assessorato alla Cultura” del Comune di Rho, con la curatela di Cristina Palmieri e la sponsorizzazione di WopArt FAIR Lugano ed ArtsLife, la mostra si propone di presentare il percorso di un artista che nella propria ricerca ha cercato di spazzare via i confini tradizionali tra artistico e non-artistico, tra estetico ed extraestetico,  nell’intento di condurre il pubblico verso la scoperta di un senso ulteriore delle cose, esprimendo l’avvincente potenza del plasmare ex novo ed evidenziando l’inaspettata e sorprendente potenza dell’oggetto banale.

LA POSA DELLA SCULTURA NATA DALL'EVENTO LIVE "25 MINUTES TO CHANGE" DI GIUSEPPE RAVIZZOTTI

Finisce il tour della Panchina Artistica insieme alla posa della scultura nata dall’evento live “25 Minutes to Change” di Giuseppe Ravizzotti

La prima rimarrà nell’atrio del Palazzo Comunale, la seconda vicino alla rotonda dei Fontanili e alla piattaforma ecologica

È terminato il tour nelle scuole della Panchina Artistica realizzata e donata da Giuseppe Ravizzotti con il posizionamento nell’atrio del Palazzo comunale.

La Panchina è nata da una performance dell’artista in abbinamento all’esposizione “Escape Again– Questa assenza non passa”, curata da Cristina Palmieri, che ha avuto luogo in Villa Burba a novembre 2018, come simbolo contro la violenza alle donne.

INAUGURATO A MILANO IL GIARDINO ZEN DEDICATO A TERESA POMODORO. LE SCULTURE DI AZUMA FRA I CILIEGI.

Un giardino zen a Milano. Inaugurato ieri,  domenica 18 aprile da Livia Pomodoro, ex Presidente del tribunale di Milano ed ora Presidente di Brera,  il nuovo spazio  di piazza Piola, da lei donato alla città,  è il risultato di un progetto di riqualificazione promosso dal Teatro No’hma,  che lo ha dedicato alla sua fondatrice: l’attrice, regista e drammaturga milanese Teresa Pomodoro. Lo ha progettato l'architetto Azuma, figlio dello scultoreKengiro, scomparso a Milano nel 2016.

UN ENNESIMO DOLORE NEL TEMPO DEL COVID. ADDIO A MAURIZIO DURANTI

Nella notte tra sabato e domenica è mancato, a causa di questo terribile virus che ci attanaglia da più di un anno, Maurizio Duranti. Architetto e designer di fama internazionale, ha ricevuto svariati premi (tra i quali 10 volte il GOOD DESIGN AWARD a Chicago e una Segnalazione D’Onore al Compasso D’Oro a Milano).
Nelle collezioni di importanti  musei, tra i quali l’ Athenaeum di Chicago, il Bunkamura Design Collection di Tokio, Neue Samlung Museum di Monaco, il Museo del Design e Delle Arti Applicate di Gent, il Victoria & Albert Museum di Londra, sono presenti numerosi oggetti da lui disegnati per famose aziende.

Ha insegnato allo IED di Milano dall’83 all’89, tenuto un workshop alla Domus Academy nel 2007 e per due anni a Brera Design.

La sua morte mi atterrisce, dato che da un incipit professionale si era subito instaurato un piacevole  rapporto di amicizia.

REALLY.G SHOW - di GRELO

Ho scelto intanto per accompagnarci questo Rembrandt, Il Sacrificio di Isacco, del 1635.

 Timore e tremore.

Di cosa tratta il testo di Kierkegaard? Commenta Genesi 22. Il sacrificio a Dio da parte di Abramo del suo unico figlio Isacco. Per iniziare leggiamo i versetti dall’ 1 al 12 del brano biblico:

INSERZIONE NELLA SEZIONE "ARTISTI" E NELLA SEZIONE "MOSTRA DEL MESE"

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